giovedì 18 gennaio 2007

Domani Convegno a Napoli, "Dalla Cultura della libertà al partito delle libertà"

Domani, venerdì 19 gennaio alle ore 18, il Presidente della Commissione Vigilanza Rai, on. Mario Landolfi, sarà a Napoli per partecipare al convegno “Dalla cultura della libertà al Partito delle libertà” organizzato dall’associazione Polo Sud all'interno del Circolo Posillipo.
Al convegno, che si presenta come l'occasione per discutere sulle future prospettive politiche del centrodestra, prenderanno parte anche l’on. Sandro Bondi, Coordinatore nazionale di Forza Italia, l’on. Roberto Maroni, Capogruppo dei deputati della Lega Nord ed il senatore Francesco D’Onofrio capogruppo al Senato per l’Udc.
Da Napoli e dal Sud, quindi, riprende il confronto interno alla Casa delle Libertà con l'obiettivo di delinerare il futuro modello di organizzazione del centrodestra italiano. Ma stavolta la prospettiva è diversa: lontani dalla dicotonomia partito unico-federazione, ma concentrati nell'individuazione di un percorso comune che abbia nei valori della libertà l'elemento unificante attorno al quale far crescere il nuovo soggetto politico.

mercoledì 17 gennaio 2007

CONTRATTO DI SERVIZIO RAI INIZIATA DISCUSSIONE IN PARLAMENTO

Ha avuto inizio oggi in Commissione Vigilanza Rai la discussione sul Contratto di servizio tra il Ministero delle Comunicazioni e la Rai e che si concluderà con l'espressione di un parere obbligatorio del parlamento. Il contratto deve essere applicato dal servizio pubblico in modo piu' cogente, e potrebbe esserci un ruolo della Vigilanza nella verifica degli obblighi. E' quanto ha convenuto oggi il Ministro Paolo Gentiloni, su mia esplicita richiesta, nel corso dell'audizione dello stesso ministro sul contratto di servizio. Il parere della Commissione di Vigilanza, infatti, arrivera' entro la prima meta' di febbraio, ma e' un parere obbligatorio e non vincolante. Mi preoccupa che il testo rimanga lettera morta''. Da parte sua Gentiloni ha spiegato che ''deve esserci un impegno comune tra ministero e Vigilanza a lavorare per rendere il piu' possibile credibile la verifica e l'attuazione del contratto di servizio una volta approvato. Negli scorsi 10-12 anni abbiamo infatti avuto documenti su cui quasi sempre non c'e' stata verifica''. A questo proposito ho chiesto che la Vigilanza possa avere ''una relazione periodica, trimestrale o semestrale, da parte della Rai sull'applicazione del contratto di servizio''. Possibilita' che Gentiloni non ha escluso, anzi il ministro si e' impegnato a che la Vigilanza possa essere coinvolta nella verifica degli obblighi''. ''Potremmo valutare - ha detto infatti Gentiloni - se riproporre la consuetudine di riferire alla Vigilanza in modo da avere, almeno sul piano politico, una verifica dell'attuazione''. Intanto prima di esprimere il suo parere la Vigilanza continuera' le sue audizioni sul contratto di servizio: domani tocca al direttore generale della Rai Claudio Cappon, e la prossima settimana dovrebbero essere ascoltati l'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni e il Consiglio nazionale degli utenti.

PIU’ INFORMAZIONE IN RAI SUL NUOVO TFR

Garantire la “massima informazione possibile” al tema della “disciplina del trattamento di fine rapporto per i lavoratori dipendenti previsto dalla legge finanziaria per il 2007”. Questo il sento della lettera che ho inviato al Presidente del Cda Rai, Claudio Petruccioli.
“Illustre Presidente – così inizia la missiva - tra i contenuti della legge finanziaria per il 2007, recentemente approvata dal Parlamento, uno dei più significativi è certamente quello costituito dalla disciplina del trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti, che reca sensibili modifiche al precedente sistema di finanziamento del TFR, estendendo anche al pubblico impiego un modello normativo già in parte sperimentato per l’impiego privato”.
“Tale normativa richiede, come è noto, che i lavoratori dipendenti debbano effettuare alcune scelte relative alle modalità che garantiscono l’accantonamento delle somme, anche in riferimento ai rendimenti futuri di tali importi. Essi dovranno quindi valutare al riguardo una serie di condizioni e di presupposti, sia di carattere economico, sia di carattere normativo. E’ di tutta evidenza la rilevanza sociale di tali scelte, che potranno condizionare la vita di milioni di famiglie italiane”.
“Diviene quindi estremamente importante garantire la massima informazione possibile su tali temi, e risulterà al riguardo di rilievo primario il ruolo che potrà svolgere la Rai, nell’esercizio della sua funzione di servizio pubblico. Sono quindi con la presente a rappresentarLe l’opportunità che la società concessionaria del servizio radiotelevisivo pubblico ponga in essere ogni sforzo atto ad agevolare la migliore conoscenza della normativa, e di ogni ulteriore informazione utile a garantire che ciascun lavoratore interessato possa effettuare le proprie scelte in piena consapevolezza. Sono altresì certo di interpretare la volontà di tutta la Commissione che ho l’onore di presiedere nell’assicurarLe ogni possibile supporto, da parte della Commissione stessa, alle iniziative che la Rai vorrà al riguardo intraprendere”

venerdì 12 gennaio 2007

Lettera al Corriere della Sera su Aldo Grasso che vuole abolire la Vigilanza Rai

Signor Direttore
mi consenta di incrociare la mia lama con quella di Aldo Grasso, che sul “Corriere” di oggi, giovedì 11, propone di “abolire la Commissione di vigilanza”. La RAI, è la tesi, è da sempre considerata “bottino di guerra” della politica: anche la Fondazione prevista dalla riforma non potrebbe garantirne l’autonomia perché la politica continuerebbe a tenerle “il fiato sul collo”, ed il primo rimedio sarebbe appunto la sparizione della Commissione parlamentare, “ultimo residuo di Minculpop”.
Grasso è osservatore troppo attento per non ricordare che quando negli anni Settanta la Corte costituzionale prima e il Parlamento poi decisero di attribuire l’indirizzo e la vigilanza sulla radiotelevisione (non il controllo) ad un organo parlamentare, sottraendolo al Governo, lo fecero proprio per evitare situazioni da Minculpop. Quella del Parlamento, che più di ogni altra istituzione rappresenta tutte le istanze della società, e trae dal popolo la sua diretta legittimazione, fu una scelta di garanzia democratica. Grasso pensa che oggi questa esigenza di garanzia sia superata?
Certo, si può certo ragionare se la Commissione di vigilanza, che ho l’onore di presiedere, debba essere lasciata come è adesso, o se le sue funzioni debbano essere ridotte oppure potenziate. Tra i suoi poteri rientra oggi, per esempio, quello di designare il Consiglio di amministrazione della RAI, come all’epoca della sua istituzione. Ma tra il 1993 ed il 2004, negli anni in cui questo potere le era stato sottratto, la RAI è stata forse governata con maggiore indipendenza?
Possiamo discutere su come ridefinire la Commissione, anzi è doveroso nel momento in cui si mette in cantiere l’ennesima riforma dell’emittenza pubblica. Ma a quale organo daremo il potere di decidere, ad esempio, come suddividere gli spazi televisivi, e quindi di valutare se l’UDEUR, o se si preferisce l’UDC oppure il Partito Radicale, è più significativo, più rilevante politicamente e socialmente, dell’Associazione degli amici di Aldo Grasso o di Mario Landolfi? E che quindi merita uno spazio televisivo che a quest’ultima non può essere dato? Un esempio per tutti, lontano dall’attualità. Nel 1998, quando cadde il primo governo Prodi, alle Tribune politiche potevano accedere solo i partiti che costituissero un Gruppo parlamentare. A seguito della crisi, Rifondazione comunista scese al di sotto del numero minimo di parlamentari e non potè più essere considerata un Gruppo. Se la Commissione non avesse avuto il potere di adattare sùbito la regola alla circostanza, ammettendo quel partito alle trasmissioni – e se non si fosse presa la responsabilità politica di farlo – avremmo avuto per assurdo un dibattito sulla crisi di Governo senza proprio quel partito che la crisi aveva determinato. Quale altro organismo o istituzione potrebbe svolgere più propriamente questo compito?
Al contrario – e qui sì che entro nell’attualità – dovremmo ragionare del perché la RAI non segua le indicazioni della Commissione parlamentare. Del perché, ad esempio, continui ad invitare tanti politici nelle trasmissioni di intrattenimento, quando la Commissione lo ha vietato da quasi quattro anni. Del perché la RAI non segua neppure le indicazioni date dal rispetto degli utenti e dal buonsenso, e continui ad iniziare i programmi in ritardo sugli orari previsti. E mi fermo qui. Ma in questa situazione vogliamo sopprimere la Vigilanza? Non piuttosto potenziarla?
Insomma, la riforma della RAI ha bisogno di tante cose, simboliche e concrete, e forse anche della riforma della Commissione. Ma una garanzia per le attività televisive, quella, deve essere mantenuta, e deve essere lasciata al Parlamento, che è la casa di tutti e non può essere identificato con “l’inciucio” o con la partitocrazia. Ne andrebbe della nostra democrazia. Del resto si può discutere. Anzi, si deve.

Mario Landolfi

mercoledì 10 gennaio 2007

RAI: LANDOLFI, DIETRO LINEE GUIDA RISCHIO SPEZZATINO AZIENDA

Nelle linee guida sulla riforma della Rai presentate dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, il presidente della commissione di Vigilanza, Mario Landolfi, intravede il rischio di uno ''spezzatino'' e di una ''svendita'' della tv pubblica. Di solito quando il Governo vuole riformare un settore presenta un articolato, un progetto di legge. Qui, invece, si apre un dibattito il cui fine ultimo e' lo spezzatino della Rai, la svendita a qualcuno. Questo mi sembra il succo politico dell' operazione. In linea di principio siamo d' accordo con l' idea di una fondazione come azionista, ma e' un obiettivo raggiungibile anche a legislazione vigente. Siamo invece fermamente contrario alla divisione in piu' societa', che prefigura lo spezzatino dell' azienda e l' ingresso di capitali privati dentro la societa' finanziata esclusivamente dalla pubblicita'. Si va verso la cessione di una parte della Rai ai privati, non mi sembra un buon modo per garantire l' unitarieta' del servizio pubblico.
In sostanza, o si ha il coraggio di dire 'privatizziamo la Rai', oppure si dice conserviamo, potenziamo e valorizziamo il servizio pubblico. Qui, invece, si prende una strada un po' ibrida, timida e incerta, che vuole accontentare tutte le componenti della maggioranza, ma che e' difficilmente attuabile. Non si chiude mai al confronto, e' naturale che si sviluppi un dibattito, ma sarebbe piu' opportuno discutere su un testo concreto. E, invece, le linee guida dicono tutto e il contrario di tutto: non emerge chiara la volonta' del Governo. Per il presidente della Vigilanza, comunque, ''si puo' ragionare sull' ipotesi di un canone triennale, nonche' immaginare, come prevedono le linee guida, esenzioni per i meno abbienti, togliendo questo odioso balzello a carico di chi non se lo puo' permettere.

mercoledì 20 dicembre 2006

Adnkronos: RAI: LANDOLFI, BIAGI NON E' UN EPURATO

RAI: LANDOLFI, BIAGI NON E' UN EPURATO = PRESIDENTE VIGILANZA CHIEDE A CAPPON VERITA' SU VICENDE CONTRATTUALI
Roma, 19 dic. (Adnkronos) - ''Che Biagi venga considerato un epurato nella dialettica politica posso anche accettarlo ma che lo consideri cosi' la Rai e il suo direttore generale no''. Lo ha detto il presidente della commissione di Vigilanza Rai Mario Landolfi nel suo intervento conclusivo nel corso dell'audizione del direttore generale della Rai. Landolfi ha sottolineato che e' ''completamente falsa e infondata la vulgata secondo cui Biagi e' stato cacciato dallaRai''. Ed ha chiesto a Cappon (che nei prossimi giorni fara' pervenirealla commissione le risposte scritte alle domande dei commissari, perche' la riunione di oggi e' stata aggiornata a causa di urgenti impegni dei parlamentari) se sia vero che ''Biagi e' andato via dalla Rai a seguito di una transazione'' e ''che abbia ricevuto una buona uscita di 3 mld di vecchie lire''.
(Nex/Gs/Adnkronos)19-DIC-06 16.49

martedì 19 dicembre 2006

Il fischio al tempo del bipolarismo

Per i fascisti a fischiare era il sasso. Per i comunisti, il vento. Nella democrazia dell’alternanza i fischi non servono né a glorificare “l’intrepido Balilla” né ad annunciare la “rossa primavera”, ma, più modestamente, a contestare. E in misura rigorosamente bipartisan. E’ capitato prima a Berlusconi, capita oggi a Prodi.
Ma se il fischio al tempo del bipolarismo s’innalza severo e perentorio senza guardare in faccia a nessuno non altrettanto si può dire delle reazioni dei politici. Anzi, gli stessi che fino a ieri consideravano e trattavano i gonfiatori di guance emittenti sonori ostilità (così una direttiva europea definirebbe i fischiatori) come avanguardie rivoluzionarie, oggi vorrebbero non vederli e soprattutto non sentirli.
Sarebbe ad esempio utile chiedere conto all’ineffabile on. sottosegretario Cento di una sua dichiarazione di qualche mese fa, quando salutò dall’opposizione come “un atto di democrazia” una contestazione al Cavaliere. Conferma queste parole, onorevole Cento?
E che dire dell’ on. Rizzo, esempio riuscito di mondanità comunista, che intravide nella stessa forma di protesta il germe dell’“insofferenza degli italiani” per la Casa delle Libertà? Oggi che è diventato un autorevole esponente della maggioranza si sente per caso anche lui bersaglio dei bhuu-bhuu riferiti all’indirizzo di Prodi e del suo scassatissimo governo?
Tra gli apologeti del fischio liberatorio non vi sono solo singoli esponenti. All’indomani della cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici invernali di Torino fu addirittura l’intera Direzione nazionale dei Ds a magnificare con una nota ufficiale le “contestazioni sonore in mondovisione” a Berlusconi.
Ma non troviamo solo la sinistra radicale o quella ex, post, neocomunista sulla barricata dell’equazione fischi uguale democrazia. Persino un cattolico adulto come l’on. Lusetti non ha rinunciato a dire la sua quando sedeva tra gli scranni dell’opposizione: “I fischi di Torino a Berlusconi - sentenziava raggiante nel febbraio scorso - sono il miglior sondaggio per capire cosa pensano gli italiani di questo governo”. Chissà se ora che i fischi sono diventati un po’ la colonna sonora del pessimo film girato in queste sette mesi dal Professore, è pronto a riconoscere che il governo della sinistra non ha più il consenso della metà più uno degli italiani.
A ben guardare i fischi al centrodestra ed al suo leader costituirono l’aspetto più rilevante solo sotto il profilo dell’inquinamento da decibel. In realtà è accaduto di peggio: a Milano un giovanotto che l’aveva per ore atteso al varco nel corridoio del Palazzo di Giustizia gli gridò in faccia “buffone”. Puntualmente querelato, e stato puntualmente assolto nel tripudio del centrosinistra. Sempre in nome della democrazia la sera di San Silvestro, nel cuore di Roma, un altro militante di sinistra gli scagliò un treppiedi sulla nuca. L’intemperante giovanotto fu presto perdonato dall’allora premier. Nel frattempo, il segretario nazionale dell’Associazione nazionale magistrati si divertiva a spedire via sms ad amici e colleghi un’ironica filastrocca sull’edificante episodio nella generale approvazione dell’allora opposizione. In piena campagna elettorale, a Genova, i centri sociali gli impedirono di parlare e un giovanotto urlò “viva Vittorio Mangano” per dargli del mafioso. Da sinistra, inutile dirlo, giunsero solo sorrisetti compiaciuti. E’ stata talmente impermeabile al senso di responsabilità l’opposizione di allora da beccarsi un’aperta critica della Voce Repubblicana, la cui prosa a distanza di mesi appare davvero premonitrice. “Ci sembra – scrisse il giornale del Pri - che la coalizione dell’Unione non solo non si preoccupi minimamente di fronteggiare tali fenomeni, ma quasi vorrebbe utilizzarli per un qualche calcolo elettorale”.
Parole sante. Da allora però molte cose sono cambiate, a cominciare dall’inquilino di Palazzo Chigi, che oggi si trova a scontare sulla propria pelle i silenzi compiaciuti, le difese d’ufficio, la malcelata benevolenza di ieri verso chiunque in qualsiasi modo (anche violento) urlasse il proprio malcontento a Berlusconi.
Oggi tocca a lui raccogliere la tempesta seminata col venticello della menzogna politica. Con in più l’amara consapevolezza dettata dall’esperienza recente che vuole il premier fischiato mezzo sfrattato.
Mario Landolfi